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RESILIENZA

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RESILIENCE

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RESILIENZA

  1. 1. aa 2014-15 Psicologia di comunità 1 RESILIENZA • Il termine RESILIENZA deriva dal latino resilire che significa letteralmente: «saltare indietro per prendere un’altra direzione». La resilienza viene definita come la capacità di un metallo di resistere ad un urto improvviso senza spezzarsi.  NELLE SCIENZE SOCIALI, PER RESILIENZA S’INTENDE:  La capacità umana di affrontare le avversità della vita, superarle e uscirne rinforzati o addirittura trasformati (Goldstein, 2005).  La resilienza non è solo una «resistenza», ma la capacità di alcuni individui di ricostruirsi un percorso di vita, trovando in sé stessi e nelle loro relazioni, la forza per superare le avversità.  La capacità di reagire ad eventi traumatici, di accettare con saggezza protettiva e pro-attiva ciò che non si può modificare (Short e Casula, 2004).  L’approccio della resilienza parte dalla consapevolezza che entro i limiti imposti dalla situazione esistano mille possibilità di sviluppo positivo (Ceruti, 1986) e che non vi siano fatalità irreversibili (Cyrulnik, Malaguti, 2005).
  2. 2. aa 2014-15 Psicologia di comunità 2 RESILIENZA • PRIMO STUDIO SULLA RESILIENZA «Vulnerable but invincible: A longitudinal study of resilient children and youth» WERNER E. - SMITH R. (1982) SETTING  ISOLA KAUAI (HAWAII, USA), DAL 1955 AL 1995 OBIETTIVO DELLA RICERCA  ANALISI DELLE VULNERABILITÀ STRUTTURA DELLA RICERCA E DELLA VALUTAZIONE  RICERCA LONGITUDINALE/PROSPETTICA o I PARTECIPANTI SONO STATI VALUTATI PIÙ VOLTE NEL TEMPO • (A 1, 2, 10, 18, 32, 40 ANNI DI ETÀ)  RICERCA MULTI-METODO o I PARTECIPANTI SONO STATI VALUTATI ATTRAVERSO • OSSERVAZIONI – TEST – QUESTIONARI – RISCONTRI OGGETTIVI
  3. 3. aa 2014-15 Psicologia di comunità 3 RESILIENZA CAMPIONAMENTO  CAMPIONE DI 698 NEONATI (1955)  DI CUI 210 ERANO AD «ALTO RISCHIO» PER UNO SVILUPPO POSITIVO: • COMPLICANZE PRE- O PERINATALI, • FAMIGLIE PROBLEMATICHE, • POVERTÀ. VALUTAZIONE RISULTATI DEL SOTTOGRUPPO «A RISCHIO» • 2/3 PROBLEMI NELLO SVILUPPO E/O COMPORTAMENTALI (DELINQUENZA) • 1/3 POSITIVO SVILUPPO PSICO-FISICO: • NESSUN PROBLEMA COMPORTAMENTALE (DELINQUENZA), • BUON RENDIMENTO SCOLASTICO, • RISCONTRI POSITIVI NELLA VITA SOCIALE E FAMILIARE. OVERCOMING THE ODDS  COSAAVEVA CONTRIBUITO AD UN SANO SVILUPPO?
  4. 4. aa 2014-15 Psicologia di comunità 4 RESILIENZA FATTORI PROTETTIVI: LIVELLO INDIVIDUALE  NEONATI: • FACILI DA GESTIRE, • AFFETTUOSI.  2 ANNI DI ETÀ: • GIOCOSI, • AMICHEVOLI, • SOCIEVOLI, • MAGGIORI ABILITÀ MOTORIE E CAPACITÀ LINGUISTICA.  10 ANNI DI ETÀ: • MAGGIORI ABILITÀ DI PROBLEM-SOLVING, • MIGLIORI COMPETENZE SOCIALI E SCOLASTICHE (LETTURA).  18 ANNI DI ETÀ: • INTERNAL LOCUS OF CONTROL, • SELF-EFFICACY (Bandura 1997; 2001), • (ATTITUDINI E COMPETENZE, AUTO-STIMA).
  5. 5. aa 2014-15 Psicologia di comunità 5 RESILIENZA FATTORI PROTETTIVI: LIVELLO FAMILIARE  ALMENO UN ADULTO EQUILIBRATO, COMPETENTE E SUPPORTIVO (DI SOLITO UN «SOSTITUTO PARENTALE»), SOPRATTUTTO SE DELLO STESSO SESSO DELLA/DEL BAMBINA/O (MODELLING, BANDURA); • Cyrulnik (2005a) pur riconoscendo il ruolo fondamentale del primo attaccamento (Masten, 1994), evidenzia l’importanza di considerare molteplici figure che nel contesto di sviluppo possono giocare un ruolo cruciale: nulla può essere determinato una volta per tutte. • Capacità di rappresentazione e il primo innamoramento costituiscono importanti occasioni per operare un rimaneggiamento affettivo della propria storia. Possibilità di rivisitare e trasformare i legami primari (Malaguti, 2005b).  BUON LIVELLO DI ISTRUZIONE DEL/I GENITORE/I;  NON PIÙ DI 4 FRATELLI O SORELLE;  MADRE CON LAVORO RETRIBUITO (E CHE LE GARANTISCA I DIRITTI): • Uno dei più importanti fattori di rischio del maltrattamento infantile si lega all’impossibilità per la madre di poter adeguatamente rispondere alle esigenze dei figli (Prilleltensky, Nelson e Peirson 2001a).
  6. 6. aa 2014-15 Psicologia di comunità 6 RESILIENZA FATTORI PROTETTIVI: LIVELLO FAMILIARE  SOPRATTUTTO PER I MASCHI: PRESENZA DI REGOLE NELLA VITA FAMILIARE, DI UNA STRUTTURA; MAANCHE ESPRESSIONE DELLE EMOZIONI, DELL’AFFETTIVITÀ;  SOPRATTUTTO PER LE FEMMINE: ENFASI SULL’AUTONOMIA;  FAMIGLIE RELIGIOSE O CON CREDENZE SPIRITUALI: Bettelheim (1943), notò che nei campi nazisti le difficoltà erano superate meglio dagli ultra-religiosi e dagli estremisti di sinistra. MA l’ideologia politica e religiosa possono nuocere, se portano a negare la realtà, impedendo la risoluzione dei conflitti. Ruolo controverso delle ideologie e delle interpretazioni intransigenti (Tousignant et al., 2005).  CONTRIBUTI: • Un evento traumatico che non altera il contesto di vita della persona, rappresentato in primis dalla famiglia, provoca minimi disturbi psichici; se un evento, invece, distrugge l’ambiente familiare, le alterazioni possono essere molto gravi (Cyrulnik, 2002). • Studi condotti su bambini in seguito ad eventi catastrofici evidenziano che essi traggono giovamento dal rapido ripristino delle ruotine familiari (Lo Iacono, 2001). • In seguito allo tsunami del 26 Dicembre 2004, la CNN riferì che solo 12 giorni dopo la catastrofe, circa cento mila Srilankesi lasciarono i campi profughi per tornare alle proprie case, anche se distrutte (CNN report - 7 Gennaio 2005; Fernando, 2005).
  7. 7. aa 2014-15 Psicologia di comunità 7 RESILIENZA FATTORI PROTETTIVI: LIVELLO DI COMUNITÀ  ALTRI ADULTI CHE SI PRENDONO CURA E SI INTERESSANO AL/LA BAMBINO/AAL DI FUORI DELLA FAMIGLIA; CAPACITÀ DI CERCARE QUESTI SOSTEGNI;  RELAZIONE CON UN PARTNER. “THE LAST CHANCE”: OCCASIONI DI “RECUPERO” NELLA MATURITÀ (32-40 ANNI)  CONTINUARE GLI STUDI (ANCHE NELLE FORZE ARMATE);  RELAZIONE DI COPPIA STABILE (SPESSO SECONDO MATRIMONIO);  ADERIRE A UNA RELIGIONE “ATTIVA”, PARTECIPAZIONE COMUNITARIA;  SOPRAVVIVERE A UNA MALATTIA O INCIDENTE GRAVE;  PSICOTERAPIA.  QUALI CARATTERISTICHE AVEVANO QUESTE PERSONE?  Attivi (agency), socievoli, sostegno sociale, più spesso donne. (Werner e Smith, 1992; Werner, 2005)
  8. 8. aa 2014-15 Psicologia di comunità 8 RESILIENZA TUTORI DI RESILIENZA: LIVELLO INDIVIDUALE  Kobosa (1979) individuò 3 caratteristiche tipiche dei soggetti resilienti 1. Convinzione di avere il controllo sugli eventi, 2. Sentirsi coinvolti nelle attività svolte, 3. Percepire il cambiamento come una sfida che potrebbe condurre a sviluppi positivi.  Grotberg (1996) ritiene che i bambini, per superare le situazioni traumatiche, possano far riferimento a tre fattori: 1. Io ho (essere amato), 2. Io sono (forza interiore), 3. Io posso (abilità personali).  Il National Institute of Mental Health (1999) individuò i Big Five: 1. Estroversione, 2. Disponibilità, 3. Coscienziosità, 4. Stabilità emozionale, 5. Intelletto.
  9. 9. aa 2014-15 Psicologia di comunità 9 RESILIENZA TUTORI DI RESILIENZA: LIVELLO INDIVIDUALE  UMORISMO  Cyrulnik (2002) ritiene che esso contribuisca a modificare l’immagine sociale del soggetto e i sentimenti che quest’ultimo prova verso se stesso: l’umorismo impedirebbe la rimozione, favorendo la rappresentazione.  Anche Bernard (1987) e Fonagy (1992) individuano un legame tra umorismo e resilienza.  Secondo Vanistendael (2005), l’umorismo costituisce la capacità di mantenere il sorriso di fronte alle avversità; esso, inteso come espressione di intelligenza e indulgenza nei confronti dell’imperfezione, aiuterebbe a creare una distanza tra sé e propri problemi, a mantenere viva la fiducia e a trasformare il dolore celato in dolore digerito.  Benchè potenzialmente protettivo, tuttavia, anche l’umorismo se estremizzato potrebbe bloccare lo sviluppo (Lemay, 2005).  SENSO DI COLPA  Cyrulnik (2002) ritiene che sentirsi in colpa favorisca la resilienza poiché permette di diventare soggetto attivo del proprio destino e di creare legami.
  10. 10. aa 2014-15 Psicologia di comunità 10 RESILIENZA TUTORI DI RESILIENZA: LIVELLO INDIVIDUALE  CREATIVITÀ  Benchè non si possano cancellare le ferite inferte da esperienze traumatiche, è possibile dare ad esse un’altra vita attraverso una metamorfosi operata per mezzo dei meccanismi di difesa e, soprattutto, grazie alla creatività (Cyrulnik, 2002).  Essa può trovare una vita di espressione anche nelle attività ludiche (Sbattella, Tettamanzi, Iacchetti, 2005), è esperienza comune percepire nelle attività ludiche una strategia per far fronte agli stress della vita quotidiana.  ATTIVITÀ ESPRESSIVE  Nel teatro, nel disegno, importanti strumenti in grado di promuovere la resilienza. Essi (insieme alla narrazione) costituiscono forme di rappresentazione del trauma, attraverso le quali è possibile trovare nuove soluzioni e nuovi significati all’esperienza traumatica, riuscendo ad integrarla nella propria storia, senza rimanerne vincolati (Cyrulnik, 2005a).  In uno studio che Pennebaker effettuò in collaborazione con Anne Krantz (Pennebaker, 2004), l’autore rilevò che benchè l’espressione artistica (in quel caso si trattava di danza) abbia come conseguenza una riduzione della sofferenza psicologica e un aumento del senso del benessere, tale effetto risultava decisamente più marcato e significativo quando all’espressione con il corpo veniva affiancata l’elaborazione verbale.
  11. 11. aa 2014-15 Psicologia di comunità 11 RESILIENZA TUTORI DI RESILIENZA: LIVELLO FAMILIARE  Il Modello Circonflesso del Funzionamento Familiare (Olson, Candyce e Douglas, 1989), identifica 3 caratteristiche imprescindibili per lo sviluppo di comportamenti adattivi: 1. COESIONE, che facilita il senso di appartenenza e il riconoscimento dell’individualità; 2. ADATTABILITÀ, che permette di bilanciare la flessibilità e la stabilità familiare; 3. COMUNICAZIONE, che deve essere chiara, aperta e significativa.  Garmezy (1991), a partire dall’osservazione delle famiglie svantaggiate concluse che la resilienza si articola su 3 livelli: 1. FATTORI INDIVIDUALI: temperamento, riflessione e attitudini; 2. FATTORI FAMILIARI: calore/affettività, coesione, interesse/supporto emotivo; 3. FATTORI DI SOSTEGNO: organizzazione di servizi, insegnanti ed educatori benevoli.  Secondo Rutter (1990), questi tre poli di protezione favorirebbero la resilienza, perché migliorano la stima di sé, l’auto-efficacia e aprono a nuove possibilità per la persona.  ATTRIBUZIONE DI SIGNIFICATO  L’attribuzione di significato, ossia le spiegazioni a cui si può accedere rispetto ad un dato evento, è stata considerata da Seligman (1990) una variabile cruciale per le reazioni resilienti.  Kagan (1984) ha, a sua volta, sottolineato che la trasmissione di abilità percettive ed esplicative deriva dal contesto familiare e dal modo in cui esso educa alla comprensione di quanto avviene nel corso della vita.
  12. 12. aa 2014-15 Psicologia di comunità 12 RESILIENZA TUTORI DI RESILIENZA: LIVELLO DI COMUNITÀ  I GENITORI SOSTENGONO I FIGLI, MA CHI SOSTIENE I GENITORI? (Bowlby, 1983)  PROSPETTIVA ECOLOGICA (Brofenbrenner, 1996)  LA RESILIENZA DELL’INDIVIDUO CHE SI TROVAAD AFFRONTARE UN EVENTO NEGATIVO HA BISOGNO DI UN AMBIENTE CHE SIAA SUA VOLTA RESILIENTE  RESILIENZA COME PROCESSO CHE DALLA NASCITAALLA MORTE L’INDIVIDUO INTRECCIA CONTINUAMENTE CON IL SUO AMBIENTE (Cyrulnik, 2002; Malaguti 2005)  ABBANDONARE UNA LOGICA LINEARE A FAVORE DI UNA SISTEMICA, CHE CONTEMPLI LA GLOBALITÀ DELL’INDIVIDUO INSERITO NEL SUO CONTESTO DI APPARTENENZA (Cyrulnik, Malaguti, 2005)
  13. 13. aa 2014-15 Psicologia di comunità 13 RESILIENZA LA COMUNITÀ RESILIENTE  LA COMUNITÀ RESILIENTE VIENE DEFINITA COME UNA COLLETTIVITÀ IN GRADO DI SVILUPPARE AZIONI PER RAFFORZARE LA COMPETENZA INDIVIDUALE E DI GRUPPO AL FINE DI AFFRONTARE E GESTIRE IL CORSO DI UN CAMBIAMENTO SOCIALE E/O ECONOMICO (CASTELLETTI, 2006).  RESILIENZA INTESA COME L’ESITO DI UN PROCESSO CHE NON ORIGINA ESCLUSIVAMENTE NEL MOMENTO IN CUI SI VERIFICA L’EVENTO CRITICO, MA CHE DIPENDE ANCHE DALLE MODALITÀ CON CUI LA COMUNITÀ SI PREPARAAD AFFRONTARE LE SITUAZIONI AVVERSE (KENDRA et al., 2003).  PROMUOVERE LA RESILIENZA IN UNA COMUNITÀ IMPLICA VALORIZZARNE LE CONOSCENZE, LE COMPETENZE, I VALORI, LA CULTURA, IN MODO TALE CHE QUESTI POSSANO RAPPRESENTARE UNA RISORSA NEL FRONTEGGIARE LE DIFFICOLTÀ E NELL’ADATTAMENTO ALLE DIVERSE CIRCOSTANZE (MANYENA, 2006).  LE RICERCHE CONDOTTE ALL’INTERNO DELL’IRP (INTERNATIONAL RESILIENCE PROJECT, 2006) SOTTOLINEANO L’IMPORTANZA DEGLI ASPETTI CULTURALI E CONTESTUALI DELLA RESILIENZA, MOSTRANDO COME DI FRONTE ALLE STESSE AVVERSITÀ CULTURE DIVERSE ADOTTINO DIFFERENTI STRATEGIE.
  14. 14. aa 2014-15 Psicologia di comunità 14 RESILIENZA LA COMUNITÀ RESILIENTE COSA CARATTERIZZA, QUINDI, UNA COMUNITÀ RESILIENTE?  Sarig (2001) considera la compresenza di:   SENSO DI APPARTENENZA ALLA COMUNITÀ;   CONTROLLO SULLE SITUAZIONI DI CRISI;   ATTEGGIAMENTO DI SFIDA AGLI EVENTI NEGATIVI, RILETTI COME OPPORTUNITÀ;   PROSPETTIVA OTTIMISTICA, IN CUI LE AVVERSITÀ SONO CONSIDERATE COME TEMPORANEE  E COME OCCASIONE DI RINNOVAMENTO;   COMPETENZE UTILI AD AFFRONTARE E SUPERARE LE DIFFICOLTÀ;   VALORI E CREDENZE CONDIVISI CHE RINFORZANO L’IDENTITÀ E I LEGAMI INTERNI ALLA  COMUNITÀ NEI MOMENTI DI CRISI;   SOSTEGNO SOCIALE, FORNITO DA RETI E ORGANIZZAZIONI FORMALI E INFORMALI.
  15. 15. aa 2014-15 Psicologia di comunità 15 RESILIENZA LA COMUNITÀ RESILIENTE «PERCHÉ PROPRIO A ME?» IL RUOLO DEL SUPPORTO SOCIALE  Rutter (1987) sottolineò che è necessario porre attenzione al più ampio contesto familiare, politico, economico, sociale in cui vive il soggetto. Egli focalizza, in particolare, l’attenzione sulla capacità della persona resiliente di trovare risorse nella rete sociale extra-familiare (Rutter, 1990).  Lemay (2005) sostiene che il supporto sociale (fornito anche ed eventualmente da animali domestici) aiuti a sostenere l’auto-stima, la fiducia e la speranza. L’autore ritiene, inoltre, che il contesto sociale contribuisca ad attribuire un significato alla situazione che si sta vivendo, creando un senso di condivisione oppure un senso di isolamento ed estraniazione; egli osserva, infatti, che la povertà, per esempio, è insopportabile in un ambiente ricco, ma diventa più tollerabile quando tutta la collettività vive nella stessa sorte.  La presenza di una solida rete di amici, in particolare, può aiutare a preservare la stabilità della propria visione del mondo e di se stessi, mantenendo il senso di auto-stima (Pennebaker, 2004; Malaguti, 2005c).  Come osserva, tuttavia, Pennebaker (2004) la rete sociale di per sé non è sufficiente a tutelare da conseguenze negative di eventi traumatici: È come se il supporto sociale fosse una risorsa latente, che spetta al soggetto attivare, accettando l’aiuto che essa è in grado di fornire.
  16. 16. aa 2014-15 Psicologia di comunità 16 RESILIENZA LA COMUNITÀ RESILIENTE «PERCHÉ PROPRIO A ME?» IL RUOLO DEL SUPPORTO SOCIALE  Il ruolo del supporto sociale nel sostenere la resilienza degli adulti è stato indagato in una ricerca condotta da Freedman (2004). CAMPIONAMENTO • 12 professionisti (vigili del fuoco, poliziotti, fotografi, giornalisti e cappellani) intervenuti alle Torri Gemelle durante l’attacco terroristico dell’11 Settembre 2001. VALUTAZIONE • Il materiale è stato raccolto attraverso interviste in profondità. COSA EMERSE? • Nella rievocazione dell’evento si è rilevata la prevalenza di ricordi sensoriali e la presenza di un continuo discorso interiore, al quale i soggetti hanno reagito cercando di mantenere una distanza emotiva con quello che stava accadendo, mettendo a tacere le proprie emozioni per proseguire con il proprio lavoro, attraverso una sorta di obnubilamento emotivo (McCauley, 2003). QUALE SUPPORTO? • Forte senso di solidarietà corporativo, condivisione dei valori, vicinanza fraterna e solidarietà proprie dei rispettivi gruppi lavorativi di appartenenza.
  17. 17. aa 2014-15 Psicologia di comunità 17 RESILIENZA TRATTO, PROCESSO O RISULTATO?  NON ESISTE ANCORA UN CONSENSO SULLA DEFINIZIONE PSICOLOGICA DEL CONCETTO RESILIENZA E, IN PARTICOLARE, SE ESSA VADA CONSIDERATA COME UN TRATTO, UN PROCESSO O UN RISULTATO (Jacques Lecomte, 2002)  ALCUNI CONTRIBUTI SIGNIFICATIVI CI DICONO CHE  La resilienza non possa essere considerata come la somma di qualità possedute da un individuo, ma è quel processo che consente di dare un nuovo senso all’evento stressante e di riprendere uno sviluppo positivo in seguito ad esso e nonostante siano presenti circostanze avverse (Cyrulnik, 2002; Malaguti 2005).  SOSTANZIALE ACCORDO  C’è un consenso generalizzato rispetto al fatto che la resilienza si attivi in relazione alla situazione e non prima: essa si avvia quando si incontrano situazioni di vita avverse, benchè presupponga la presenza di risorse latenti, le quali possono essere attivate dalla persona o attraverso il supporto e l’aiuto di esterno (Malaguti, 2005a).
  18. 18. aa 2014-15 Psicologia di comunità 18 RESILIENZA SUPER UOMINI/DONNE O PERSONE NORMALI?  SOSTANZIALE ACCORDO  La maggior parte degli autori, benchè riconoscano la resilienza possa essere considerata una qualità umana ordinaria e non straordinaria (Masten, 2001), non identificano la resilienza con l’immunità, ma piuttosto con la capacità di recupero e la ripresa.  Come osserva Malaguti (2005a) la resilienza comporta un prezzo da pagare: non è vero che le persone resilienti sono felici (Hanus, 2001). La resilienza non ha nulla a che vedere con l’invulnerabilità o con il successo sociale (Cyrulnik, 2002; Anaut, 2003): essa presuppone in un primo momento sofferenza, a cui segue la capacità e la volontà di affrontare le prove prima di superarle e solo in seguito uscirne rinforzati.  A dimostrazione dell’importanza assunta da tale ambito di ricerca va segnalata l’esistenza dell’Osservatorio Internazionale sulla Resilienza, un gruppo di ricerca, legato all’OMS, che riunisce studiosi di tutto il mondo.  DIREZIONI FUTURE  Le ricerche si concentrano quasi esclusivamente sui minori e sui fattori presenti prima dell’evento stressante, trascurando l’analisi della resilienza degli adulti, nonché il potenziale ruolo svolto dai fattori che intervengono durante ed in seguito all’evento stesso (Lemay, 2005).  Studi che prendano in considerazione i fattori contestuali e ambientali della resilienza.
  19. 19. aa 2014-15 Psicologia di comunità 19 RESILIENZA RESILIENZA E IMMIGRAZIONE  ESAMINIAMO UN «CASO» CONCRETO!  L’IDENTITÀ ETNICA RAPPRESENTA UN COSTRUTTO COMPLESSO E MULTIDIMENSIONALE E PUÒ ESSERE CONCETTUALIZZATA COME L’INSIEME DI ATTEGGIAMENTI, SENTIMENTI E PERCEZIONI DEL LIVELLO DI AGGREGAZIONE ED APPARTENENZA VERSO IL PROPRIO GRUPPO ETNICO, CUI SI AGGIUNGONO ATTEGGIAMENTI POSITIVI E NEGATIVI VERSO LE INTERAZIONI INGROUP/OUTGROUP (Ting-Toomey et al, 2000). QUALI DETERMINANTI?
  20. 20. aa 2014-15 Psicologia di comunità 20 RESILIENZA RESILIENZA E IMMIGRAZIONE  FATTORI DI RISCHIO: LIVELLO INDIVIDUALE  ESPERIENZA DI MIGRAZIONE;  ASSENZA DEL PERMESSO DI RESIDENZA;  CONTATTO E RAPPORTI CON CONDIZIONI DI EMARGINAZIONE E DELINQUENZA;  COMPORTAMENTO ANTISOCIALE;  SENSO DI ALIENAZIONE E RIBELLIONE.  FATTORI DI PROTEZIONE: LIVELLO INDIVIDUALE  CAPACITÀ DI PROBLEM-SOLVING E ABILITÀ INTELLETTUALI;  AUTOSTIMA;  SELF-EFFICACY;  SENSO DI RESPONSABILITÀ;  SENSO DI IDENTITÀ ETNICA;  RICONOSCIMENTO DI IDENTITÀ MULTIPLE O SOVRAORDINATE;  COMPETENZE LINGUISTICHE.
  21. 21. aa 2014-15 Psicologia di comunità 21 RESILIENZA RESILIENZA E IMMIGRAZIONE  FATTORI DI RISCHIO: LIVELLO FAMILIARE  SCARSO MONITORAGGIO O SUPERVISIONE FAMILIARE;  GENITORI DISTANTI, NON COINVOLTI, INESISTENTI;  REGOLE FAMILIARI NON CHIARE, SVALUTATE O CONFLITTUALI CON LA CULTURA DI ACCOGLIENZA.  FATTORI DI PROTEZIONE: LIVELLO FAMILIARE  PER I BAMBINI E GLI ADOLESCENTI RAPPORTO INTIMO E DI FIDUCIA CON ALMENO UN ADULTO;  PER GLI ADULTI PRESENZA DI ALCUNE FIGURE SIGNIFICATIVE DI SUPPORTO E/O DI UN PARTNER SIGNIFICATIVO;  RIFERIMENTI AFFETTIVI NEL PAESE DI ORIGINE;  GRUPPO FAMILIARE IN GRADO DI INTERAGIRE CON LE ISTITUZIONI DEL PAESE DI ACCOGLIENZA.
  22. 22. aa 2014-15 Psicologia di comunità 22 RESILIENZA RESILIENZA E IMMIGRAZIONE  FATTORI DI RISCHIO: GRUPPO DEI PARI  AMICI COINVOLTI IN COMPORTAMENTI A RISCHIO;  ISOLAMENTO E/O APPARTENENZAA GRUPPI EMARGINATI.  FATTORI DI PROTEZIONE: GRUPPO DEI PARI  PRESENZA DI ALMENO UN AMICO INTIMO;  POSSIBILITÀ DI STABILIRE RELAZIONI DI SUPPORTO SIGNIFICATIVE ANCHE CON PERSONE DEL PAESE OSPITANTE O CON PERSONE DI ALTRI GRUPPI ETNICI.
  23. 23. aa 2014-15 Psicologia di comunità 23 RESILIENZA RESILIENZA E IMMIGRAZIONE  FATTORI DI RISCHIO: SCUOLA  TRANSIZIONI SCOLASTICHE;  PROCESSI DI EMARGINAZIONE;  FALLIMENTI SCOLASTICI;  BASSO COINVOLGIMENTO SCOLASTICO.  FATTORI DI PROTEZIONE: SCUOLA  ESPERIENZE SCOLASTICHE POSITIVE;  PRESENZA DI UN INSEGNANTE DI RIFERIMENTO;  INTEGRAZIONE EFFETTIVA NEL GRUPPO SCOLASTICO.
  24. 24. aa 2014-15 Psicologia di comunità 24 RESILIENZA RESILIENZA E IMMIGRAZIONE ESAMINIAMO UNO STUDIO (Rousseau et al., 2005) OBIETTIVO DELLO STUDIO • Sviluppare un senso di reciproco rispetto delle differenze delle identità di ciascun bambino, con l’intento generale di aiutare i bambini a sviluppare una positiva auto-stima e prevenire problemi emotivi e comportamentali. Durata dello studio 12 settimane. CAMPIONAMENTO • Lo studio ha coinvolto 138 bambini immigrati o rifugiati di età compresa tra i 7 e i 13 anni, distinti in gruppo sperimentale e gruppo di controllo. COSA PROPONEVA LO STUDIO? • Il programma, svolto da arte-terapisti e psicologi insieme alle insegnanti di riferimento dei bambini, prevedeva 3 tipi di attività in ciascuna delle quali veniva combinata l’espressione verbale e non verbale, alternando fasi di lavoro individuali e in gruppo. Lo studio proponeva di mettere i bambini nella condizione di creare o ricreare un mondo significativo e coerente in tono alla loro esperienza migratoria. • COSA EMERSE? • I bambini del gruppo sperimentale riportarono medie più basse rispetto al gruppo di controllo nei sintomi di esternalizzazione ed internalizzazione, mentre presentavano medie più alte nel senso di popolarità e soddisfazione. Benchè non siano emerse differenze significative in funzione dell’età, del genere e della familiarità con la lingua, gli effetti sull’auto-stima risultarono più marcati tra i maschi.
  25. 25. aa 2014-15 Psicologia di comunità 25 RESILIENZA RESILIENZA E IMMIGRAZIONE  FATTORI DI RISCHIO: AMBIENTE DI LAVORO  ORARIO DI LAVORO TROPPO LUNGO;  LAVORO IN NERO;  INADEGUATEZZA DEL SALARIO.  FATTORI DI PROTEZIONE: AMBIENTE DI LAVORO  DIRITTI RICONOSCIUTI: GARANZIE SINDACALI.
  26. 26. aa 2014-15 Psicologia di comunità 26 RESILIENZA RESILIENZA E IMMIGRAZIONE  FATTORI DI RISCHIO: COMUNITÀ  BASSO STATO SOCIOECONOMICO;  SCUOLA INADEGUATA, DAL PUNTO DI VISTA: • Ambientale/logistico, • dell’impostazione dei programmi;  ABITAZIONE IN UN QUARTIERE SVANTAGGIATO E DEGRADATO;  COMUNITÀ DISORGANIZZATA;  ALTA MOBILITÀ;  ASSENZA DI STRUTTURE DI ACCOGLIENZA.  FATTORI DI PROTEZIONE: COMUNITÀ  APPARTENENZAAD UNA COMUNITÀ SUPPORTIVA (NEL PAESE DI ORIGINE E/O NEL PAESE DI ACCOGLIENZA);  LEGAMI DELLA FAMIGLIA CON ALTRE ISTITUZIONI E ORGANIZZAZIONI (ANCHE DI TIPO ETNICO E IDENTITARIO);  PRESENZA DI STRUTTURE DI ACCOGLIENZA;  COMUNITÀ CHE FAVORISCONO LA PARTECIPAZIONE.
  27. 27. aa 2014-15 Psicologia di comunità 27 RESILIENZA RESILIENZA E IMMIGRAZIONE  FATTORI DI RISCHIO: CULTURA  INCONGRUENZA E DISTANZA RELATIVAMENTE AD ALCUNI PARAMETRI DELLE CULTURE, RICONOSCIUTI DA HOFSTEDE (2001): • INDIVIDUALISMO/COLLETTIVISMO; • VICINANZA/DISTANZA DAL POTERE; • MASCOLINITÀ/FEMMINILITÀ; • ORIENTAMENTO NEL TEMPO A LUNGO/BREVE TERMINE; • FUGA/ACCETTAZIONE DELL’INCERTEZZA.  FATTORI DI PROTEZIONE: CULTURA  SENSO DI IDENTITÀ CULTURALE;  CONGRUENZA E VICINANZA TRA CULTURE RELATIVAMENTE AD ALCUNI PARAMETRI DELLE CULTURE, RICONOSCIUTI DA HOFSTEDE (2001): • INDIVIDUALISMO/COLLETTIVISMO; • VICINANZA/DISTANZA DAL POTERE; • MASCOLINITÀ/FEMMINILITÀ; • ORIENTAMENTO NEL TEMPO A LUNGO/BREVE TERMINE; • FUGA/ACCETTAZIONE DELL’INCERTEZZA.
  28. 28. aa 2014-15 Psicologia di comunità 28 RESILIENZA RESILIENZA E IMMIGRAZIONE  FATTORI DI RISCHIO: POLITICA ED ECONOMIA  LEGGI CON NORME COMPIACENTI O PERMISSIVE, ECCESSIVAMENTE RESTRITTIVE O PUNITIVE E NON CHIARE.  FATTORI DI PROTEZIONE: POLITICA ED ECONOMIA  PROGRAMMI E POLITICHE DI ACCOGLIENZA E INTEGRAZIONE.  DIREZIONI FUTURE • Le future ricerche avranno il compito di esplorare meglio come l’interazione tra i diversi livelli contribuisca a promuovere o ostacolare lo sviluppo della resilienza dei soggetti immigrati. Questa tematica appare di particolare interesse, ad esempio, per la realizzazione di programmi preventivi e l’impostazione di progetti scolastici. Peta Antonio, 2015
  • babeweb

    Oct. 13, 2016

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